Ed è sempre più pet passion!

Secondo il rapporto Assalco – Zoomark si stima che siano almeno 60 milioni i pet in Italia.

Nel nostro Paese ci sono 53 animali domestici ogni 100 abitanti: 12,9 milioni di uccelli, 7,5 milioni di gatti, 7 milioni di cani, 1,8 milioni di piccoli mammiferi (conigli e criceti), 1,6 milioni di pesci, 1,3 milioni di rettili.

Considerati ormai sempre di più membri a tutti gli effetti delle nostre famiglie, fanno parte di nuclei familiari tendenzialmente più numerosi rispetto alla media nazionale – 2,8 componenti a fronte di 2,4 – ma gli animali da compagnia sono in crescita anche nelle famiglie con un solo componente (passate dall’8,4% del 2011 all’11,1% 2017).

Il giro d’affari del settore

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Naturalmente cifre di questa portata non possono che riflettersi in un forte incremento del business relativo agli animali d’affezione. Secondo i dati Coldiretti, infatti, l’alimentazione rappresenta la voce di spesa più ingente con un ammontare di oltre 2 miliardi di euro annuali: la media è tra i 30 e i 100 euro mensili per nucleo famigliare. Essenziali poi le cure veterinarie, aumentate del 89,1% negli ultimi cinque anni. Ma non mancano svariati accessori per la quotidianità, necessari per il benessere dei nostri piccoli amici come cucce, trasportini, giocattoli e prodotti per la toelettatura.

Poiché il benessere dei pet passa necessariamente dalla cura della salute e dell’alimentazione, emerge da indagini realizzate negli ultimi anni che il 70% dei proprietari italiani ritiene che queste spese siano sottoposte ad una tassazione eccessiva, pari a quella di un bene di lusso. Le cure veterinarie e il pet food sono infatti oggi tassati con un’aliquota IVA al 22%, tra le più alte in Europa.

Ciò nonostante, gli italiani risultano particolarmente attenti a garantire la miglior qualità di vita possibile per i propri pet. Il 77% degli animali d’affezione nel nostro Paese viene nutrito con pet food industriale, l’85% dei veterinari lo raccomanda poiché ritenuto bilanciato, nutriente e sicuro. 9 proprietari su 10 hanno un veterinario di riferimento e l’85% ci va abitualmente una o più volte all’anno. Ad accompagnare i pet dal veterinario sono soprattutto le donne (68,5%). In netto aumento anche gli uomini, passati dal 24,7% di dieci anni fa al 31,5% di oggi.

Prodotti per gli animali e commercio elettronico

Il settore e-commerce non è di certo immune al trend, anzi. Per questo, a inizio 2019 anche Amazon è entrata in partita lanciando il marchio Lifelong dedicato al cibo per animali domestici e disponibile su Amazon.it/lifelong. Una nota di Amazon Italia precisa: «Sviluppati da nutrizionisti specializzati nell’alimentazione degli animali domestici, e controllati da veterinari, i prodotti sono al 100% bilanciati e realizzati con ingredienti accuratamente selezionati».

Online si moltiplicano gli shop dedicati agli animali domestici, spesso in grado di garantire prezzi vantaggiosi e consegne rapide. Dopo un’attenta analisi delle categorie dedicate, la tendenza è confermata. Sui portali internazionali il settore prodotti per animali ha subito negli ultimi cinque anni una crescita costante, registrando un picco di interesse proprio nell’anno appena trascorso:

2018: +19,37% (rispetto al 2017)
2017: +28,02% (rispetto al 2016)
2016: +12,29% (rispetto al 2015)
2015: +1,39% (rispetto al 2014)
2014: +5,85% (rispetto al 2013)

Animali domestici: veri e propri membri della famiglia

La presenza di animali domestici in casa varia tra i continenti, in Argentina è maggiore che in Giappone, nei paesi a maggioranza musulmana le persone tendono a non possedere cani. In linea di massima però, più un paese è ricco più sono le persone con un animale da compagnia. Come regola generale, sottolinea Carlos Romano, direttore del settore dedicato al cibo per animali di Nestlé in America Latina, l’istinto di prendersi cura degli animali nasce quando i redditi di una famiglia superano i cinquemila dollari all’anno.

Mano a mano che le persone diventano più benestanti, il loro atteggiamento nei confronti degli animali da compagnia cambia. Secondo alcuni sondaggi dell’istituto di ricerche Euromonitor, nei mercati emergenti i ricchi sono più propensi dei poveri a considerare gli animali da compagnia come “membri amati della famiglia” invece che come semplici animali trattati bene.

Chi lavora nel settore utilizza la parola “umanizzazione” per descrivere molti dei cambiamenti a cui assistono. Non vuol dire che le persone pensano che i loro animali siano davvero degli esseri umani (sebbene a volte venga qualche dubbio: gatti e cani hanno un account Instagram e alcune persone hanno sposato simbolicamente i loro animali). Vuol dire piuttosto che molti proprietari di animali si sono convinti che i loro animali possano fare cose da umani, come capirli, calmarli e amarli. Si sono anche convinti del fatto che gli animali da compagnia dovrebbero essere trattati come esseri umani. Tanto che i prodotti pet care sono influenzati da questa tendenza e diventano sempre più simili a quelli di baby-care.

Pet economy e mercato italiano

La Pet Economy è quindi sempre più in crescita. Il mercato italiano è in evoluzione, ma il vero cambiamento sembra essere sociale. Il cane e il gatto sono sempre più considerati in Italia “cittadini”, anche se nel nostro paese, a differenza di altri paesi, siamo ancora ben lontani dal riconoscimento di un vero e proprio status di esseri senzienti.

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